Berliner Boersenzeitung - Il Ruchè di Ferraris ha conservato la Vigna del Parroco nel Monferrato

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Il Ruchè di Ferraris ha conservato la Vigna del Parroco nel Monferrato
Il Ruchè di Ferraris ha conservato la Vigna del Parroco nel Monferrato

Il Ruchè di Ferraris ha conservato la Vigna del Parroco nel Monferrato

Luca Ferraris iniziò nel 2001 con 10.000 bottiglie, oggi sono 300.000 in 35 Paesi

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Il Ruché di Castagnole Monferrato è un raro vitigno autoctono piemontese, dell'Astigiano, che ha rischiato di andare perduto ed è stato recuperato negli Anni Sessanta dal parroco del paese, don Giacomo Cauda. Sono piccole produzioni per un vitigno tutto tranne che facile, che lo hanno relegato a pochi conoscitori. Oggi la Vigna del Parroco è caratterizzata dalle viti più antiche del Ruchè di Castagnole Monferrato Docg, unico Cru riconosciuto dal ministero dell'Agricoltura, dopo che nel 1987 ottenne la Doc, nel 2010 la Docg su sette comuni, inclusa nelle denominazioni gestite dal Consorzio Barbera d'Asti e Vini del Monferrato. Ad avere la Vigna del Parroco tra le sue cinque etichette, non tutte di Ruchè, oggi è Luca Ferraris, viticoltore per scelta, perito agrario a Torino. Era il 2001 quando, poco più che ventenne, la sua passione lo fece fuggire dal capoluogo verso la terra dei genitori e dei bisnonni, quella del Ruchè. Terra ne era rimasta poca: quella di papà, "mille metri, era il suo orto, si sarebbero fatte 800 bottiglie" racconta, insieme a quella dei nonni, a Castagnole Monferrato. Ne comprò altra e iniziò con 10.000 bottiglie, che in tre anni divennero 60.000, mentre girava mezzo mondo per far conoscere questo rosso secco, piuttosto corposo, che sa di rosa, di ciliegia selvatica, di viola e di spezie. Nel frattempo fondò l'Associazione produttori del Ruchè di Castagnole Monferrato. L'esportazione, che ora conta trentacinque Paesi, iniziò con gli Stati Uniti e cambiò tutto, fu con Bonny Doon e Vineyard di Randall Grahm. La Ferraris Agricola adesso ha dodici dipendenti a tempo indeterminato e vende 300.000 bottiglie l'anno, con un fatturato intorno a 1,6 milioni di euro. La cantina storica dei bisnonni in centro paese ora è un museo. "Due anni abbiamo ottenuto la certificazione Qualitas - racconta - prima azienda del Monferrato, per la sostenibilità ambientale, ma anche sociale ed economico finanziaria. Cinque bicchieri su dieci nei wine bar sono di Ruché - sottolinea, ma continua a studiare, a cercare innovazione - preoccupato non tanto dai dazi al 15%, ma più dall'inflazione del dollaro al 15%", perché molta della sua produzione va all'estero, così come "da una mercato che cambia. C'è la nota guerra contro l'alcolismo in Nord-Europa e da lì a distruggere il nostro prodotto, è semplice. Si aggiunge - sottolinea - un mondo agricolo molto disomogeneo e frammentato, con una media di 2,4 ettari per vinificare. In Francia è di 12,8 ettari".

(Y.Berger--BBZ)