Berliner Boersenzeitung - Confesercenti-Cer, italiani più poveri di 20 anni fa, giù consumi e redditi lavoro

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Confesercenti-Cer, italiani più poveri di 20 anni fa, giù consumi e redditi lavoro
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Confesercenti-Cer, italiani più poveri di 20 anni fa, giù consumi e redditi lavoro

'Sistema fragile, spese incomprimibili assorbono il 42% dei bilanci famigliari'

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Cala il potere d'acquisto (-3,2%), si spende il 23% in più per acquistare il 15% in meno rispetto al 2005. E il 2026, che doveva portare una svolta, sarà un anno sulle montagne russe: lo shock dovuto al conflitto in Iran potrebbe far risalire l'inflazione al +2,9%, cancellando circa 3,9 miliardi di consumi. A lanciare l'allarme è uno studio del Cer per Confesercenti che approfondisce l'impatto economico della guerra in Iran sull'economia italiana, secondo cui il balzo atteso dell'inflazione nel 2026 - si legge - "di fatto azzererebbe l'aumento del reddito disponibile reale - che segnerebbe appena un +0,1%, - e cancellerebbe circa 3,9 miliardi di crescita prevista dei consumi, già soffocati dalla corsa dei costi incomprimibili, in particolare l'energia, che ormai assorbono il 42% del bilancio delle famiglie". Tutto ciò in un'economia "che arriva da un lungo ciclo di impoverimento relativo, in cui famiglie e imprese hanno perso margini di tenuta". Tra il 2005 e il 2025 - ricorda lo studio - gli occupati sono aumentati di circa 1,4 milioni, passando da 22,7 a 24,1 milioni. Nello stesso periodo, però, il reddito unitario totale da lavoro è diminuito del 9,3%, con una perdita media di 4.400 euro. Al netto dell'inflazione, i consumi si riducono del 15%, pari a 133 miliardi di euro in meno, circa 5.000 euro di spesa 'sparita' a famiglia. A pesare ulteriormente la crescita delle spese incomprimibili. Casa, energia, trasporti, assicurazioni, sanità, servizi finanziari e altre voci essenziali assorbono ormai il 42% del bilancio delle famiglie, in media circa 14.300 euro. La nuova fiammata di petrolio e gas aggrava dunque una tendenza già in atto da anni, quella dell'espansione continua dei costi fissi, che riduce la possibilità di acquistare altri beni e servizi. "Il 2026 poteva e doveva essere l'anno della svolta per l'economia italiana. La guerra in Iran, che si aggiunge al dramma ucraino, ci obbliga invece a rivedere le prospettive dei prossimi mesi" e "il timore è che il nuovo shock fermi il recupero del potere d'acquisto e colpisca con forza un sistema Paese che, in termini economici, è per molti aspetti più fragile di venti anni fa", commenta Nico Gronchi, Presidente di Confesercenti.

(F.Schuster--BBZ)