Vicini (Serpac), da stretto Hormuz problemi anche per elettronica consumo
Trasporto si sposta su aerei ma c'è tema controlli sicurezza
Non solo greggio, il blocco dello stretto di Hormuz genera anche il rischio di paralisi per l'elettronica di consumo visto che l'alternativa del trasporto aereo non è sempre percorribile a causa dei controlli di sicurezza per alcuni prodotti. Secondo Ermanno Vicini, Ceo di Serpac, società specializzata nella progettazione, sviluppo e vendita di imballaggi ed etichette per il trasporto di merci pericolose, "l'instabilità delle rotte nel Golfo Persico e il congestionamento del Canale di Suez stanno costringendo i produttori a una rischiosa migrazione verso il trasporto aereo". Ma tra la produzione e la consegna finale si inserisce l'imbuto dei controlli di sicurezza. "Il Golfo, ricorda è il principale fornitore di alluminio ad alta purezza, polimeri plastici e resine speciali indispensabili per la fabbricazione di circuiti integrati e scocche per laptop e smartphone. Se Hormuz entra in una fase di instabilità, la catena di montaggio asiatica soffre immediatamente una carenza di componenti di base. Il ritardo che l'utente finale percepisce all'acquisto non è dunque solo logistico, ma nasce a monte, nella difficoltà di reperire le materie prime per assemblare i dispositivi", sottolinea. Questa criticità produttiva si intreccia con la paralisi del Canale di Suez e la conseguente scelta di affidarsi al trasporto aereo. Un passaggio non privo di difficoltà: "La maggior parte dei dispositivi elettronici contiene batterie al litio che la normativa internazionale classifica come carichi ad alto rischio per il volo. In una stiva a diecimila metri di quota, la tolleranza per imballaggi approssimativi o documentazioni incomplete è nulla. Il risultato è un paradosso: si paga per la velocità del vettore aereo, ma la spedizione resta ferma a terra".
(A.Lehmann--BBZ)