Berliner Boersenzeitung - Un comune batterio respiratorio può favorire la malattia di Alzheimer

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Un comune batterio respiratorio può favorire la malattia di Alzheimer

Un comune batterio respiratorio può favorire la malattia di Alzheimer

Trovato in retina e cervello, causa infiammazione e morte cellule

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Un comune batterio respiratorio che tipicamente causa polmonite e sinusite potrebbe anche svolgere un ruolo nella malattia di Alzheimer. È quanto suggerisce uno studio condotto presso la Cedars-Sinai Health Sciences University e pubblicato su Nature Communications. Secondo i ricercatori Usa, la Chlamydia pneumoniae può persistere per anni nell'occhio e nel cervello, quindi affrontare l'infezione cronica e l'infiammazione potrebbe aprire la strada a nuove strategie terapeutiche, tra cui l'uso precoce di antibiotici e antinfiammatori. È la prima volta che si scopre un legame tra infezione batterica, infiammazione e neurodegenerazione, afferma l'autrice principale Maya Koronyo-Hamaoui. Il team di ricerca ha analizzato il tessuto retinico di 104 persone utilizzando tecniche di imaging avanzate, test genetici e studi proteici. Tra i partecipanti c'erano individui con capacità cognitive normali, lieve deterioramento cognitivo e malattia di Alzheimer. Le persone a cui è stato diagnosticato l'Alzheimer presentavano livelli di Chlamydia pneumoniae molto più elevati sia nella retina che nel cervello rispetto a quelle con capacità cognitive normali. I ricercatori hanno anche osservato che quantità maggiori del batterio erano associate a danni cerebrali più gravi e a un declino cognitivo più grave. Livelli batterici elevati erano particolarmente comuni negli individui portatori della variante genetica APOE4, che aumenta il rischio di sviluppare l'Alzheimer. Infine, gli scienziati hanno esaminato cellule nervose umane in laboratorio e topi con Alzheimer. L'infezione da Chlamydia pneumoniae ha portato a un aumento dell'infiammazione, a una maggiore morte delle cellule nervose e a un peggioramento delle abilità mentali. L'infezione ha anche stimolato la produzione di beta-amiloide, la proteina che si accumula nel cervello delle persone con Alzheimer. Questa scoperta apre la possibilità di agire sull'asse infezione-infiammazione per trattare l'Alzheimer. Nel complesso, i risultati indicano che il trattamento delle infezioni batteriche di lunga durata e dell'infiammazione conseguente potrebbe rappresentare un nuovo approccio terapeutico.

(U.Gruber--BBZ)