Le infezioni rischiano di aggravare i problemi di cuore, polmoni e fegato
Esperti, 'focus su prevenzione e vaccini per ridurre complicanze nei pazienti fragili'
Le infezioni non sono solo eventi acuti, ma possono peggiorare malattie croniche cardiovascolari, respiratorie, metaboliche ed epatiche. È quanto emerso dall'incontro "La Sanità che Vorrei", organizzato da Aristea International e promosso dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, con un focus sul rafforzamento di prevenzione e vaccinazioni nell'adulto e nei pazienti fragili, per proteggere gli organi vitali e ridurre l'impatto delle cronicità. "Le infezioni non sono più soltanto un evento acuto da trattare: oggi sappiamo che possono aggravare le grandi cronicità dell'età adulta e anziana, destabilizzare il paziente fragile e aumentare il rischio di ricoveri, eventi cardiovascolari e peggioramento funzionale", osserva Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità. "È per questo - prosegue - che la prevenzione infettivologica, a partire dai vaccini e dagli screening, va considerata sempre più come uno strumento di protezione degli organi vitali e di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale". Neell'incontro è emerso anche il ruolo delle infezioni virali come epatite C, virus respiratorio sinciziale (Rsv) e Herpes Zoster nel peggiorare condizioni già croniche. Per l'epatite C, gli esperti hanno richiamato la possibilità concreta di eliminazione della malattia grazie ai nuovi antivirali, a patto di rafforzare screening e presa in carico sul territorio. Ampio spazio anche alla prevenzione vaccinale negli adulti fragili. Dati presentati nel corso dei lavori mostrano come infezioni da Rsv e Herpes Zoster siano associate a un aumento di eventi cardiovascolari, ictus e, nel caso dello zoster, anche a un maggior rischio di demenza negli anni successivi. Sul versante respiratorio, attenzione all'insufficienza respiratoria nell'anziano fragile. In questo senso si inserisce lo studio multicentrico Hypoxia Day, promosso dalla Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (Sigot) nel 2026, che ha coinvolto circa 40 reparti e oltre 700 pazienti over 55 per valutare diffusione, cause e impatto dell'ipossiemia su mortalità, degenza e prognosi a 90 giorni. "In una popolazione sempre più anziana, il compito del clinico non è solo curare l'infezione, ma impedirne l'effetto domino sulle altre patologie", conclude Claudio Mastroianni, Ordinario di Malattie Infettive al Policlinico Umberto I di Roma.
(L.Kaufmann--BBZ)