Le stelle marine camminano senza cervello grazie ai loro piedi idraulici
Scoperta utile per sviluppare nuove soluzioni per la robotica
Pur non avendo un cervello, le stelle marine riescono a camminare e arrampicarsi su qualsiasi superficie grazie a centinaia di piccoli 'piedi' che si attaccano e si staccano dal substrato regolando il tempo di contatto in risposta alle sollecitazioni meccaniche. Lo dimostra uno studio dell'Istituto di ricerca per le Bioscienze (Cirmap) dell'Università di Mons, in Belgio, pubblicato sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze (Pnas). I ricercatori hanno studiato le stelle marine comuni (Asterias rubens) per capire come riescano a coordinare il movimento nonostante la semplicità del loro sistema nervoso (organizzato come una rete diffusa senza un cervello centrale). I loro bracci sono dotati di centinaia di 'piedi tubolari' (formati da un piccolo tubo flessibile con un'estremità a forma di ventosa) che possono espandersi o contrarsi tramite un sistema idraulico interno per aderire alla superficie e permettere il movimento. Per capire come vengono coordinate queste piccole appendici, i ricercatori hanno fatto 'camminare' le stelle marine su speciali lastre di vetro che si illuminano per evidenziare i punti di contatto tra i piedi e la superficie. In questo modo hanno potuto monitorare quanto a lungo ogni piede rimaneva attaccato e come veniva coordinato con gli altri. In un secondo esperimento è stato poi aggiunto un peso extra alle stelle marine (pari al 25-50% del loro corpo), per verificare come il carico influenzasse la locomozione. In queste condizioni, i piedi restavano attaccati più a lungo, rallentando il movimento complessivo ma permettendo comunque all'animale di procedere con precisione. Lo studio conferma dunque che la locomozione delle stelle marine è decentrata: ogni piede reagisce localmente agli stimoli meccanici senza bisogno di un cervello centrale, e insieme tutti i piedi producono movimenti complessi e coordinati. Questo meccanismo permette alle stelle marine di muoversi su superfici verticali o anche capovolte, dimostrando una sorprendente capacità di adattamento. Secondo i ricercatori, comprendere questo sistema idraulico naturale non solo migliora la conoscenza della biologia degli invertebrati, ma potrebbe anche ispirare nuove soluzioni nella robotica, con dispositivi che si muovono grazie a unità autonome che si coordinano senza un controllo centrale.
(A.Berg--BBZ)