Berliner Boersenzeitung - I 90 anni di Zubin Mehta, gigante del podio sempre sulla scena

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I 90 anni di Zubin Mehta, gigante del podio sempre sulla scena
I 90 anni di Zubin Mehta, gigante del podio sempre sulla scena

I 90 anni di Zubin Mehta, gigante del podio sempre sulla scena

Una vita di successi e prese di posizione. L' ultima contro Netanyahu

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(di Luciano Fioramonti) Da Bombay ai palcoscenici più prestigiosi della scena mondiale, con orchestre mitiche e le grandi star della lirica. Più di mezzo secolo speso a portare musica e gioia nel mondo, conquistando la fama dovuta ai giganti del podio e affiancando al successo l'impegno per far crescere nuove generazioni di appassionati, soprattutto in grandi realtà come la sua India, e le prese di posizione politiche senza mezzi termini. L'ultima, nel gennaio scorso, quando in un'intervista tv a India Today ha annunciato di aver cancellato tutti gli impegni del 2026 con la Filarmonica di Israele per protesta contro la politica di Netanyahu sulla questione palestinese augurandosi che il premier esca sconfitto dalle prossime elezioni. Zubin Mehta, 90 anni da protagonista indiscusso del mondo della classica, ha lasciato la sua impronta inconfondibile documentata da incisioni storiche e da successi popolari straordinari, come l'exploit con i Tre Tenori a Roma nel formidabile concerto del luglio 1990 alle Terme di Caracalla con Josè Carreras, Placido Domingo e Luciano Pavarotti. Il maestro indiano festeggerà il suo compleanno speciale a dirigendo la Nona di Beethoven al Maggio Musicale Fiorentino. Nato il 29 aprile 1936 nell'attuale Mumbai, Zubin Mehta ha respirato musica fin da piccolo. Guidato dal padre Mehli, violinista e fondatore della Bombay Symphony Orchestra, studiò pianoforte e violino. A 18 anni si trasferì a Vienna per seguire i corsi di composizione, pianoforte, contrabbasso e percussione all'accademia musicale, Con altri giovani talenti come Claudio Abbado e Daniel Barenboim seguì i corsi di direzione d'orchestra tenuti dal grande Hans Swarowsky. Studiò poi all'Accademia Chigiana di Siena e nel 1958 vinse il concorso internazionale di direzione d'orchestra di Liverpool, diventando maestro sostituto nella Royal Liverpool Philharmonic Society. In seguito è stato direttore per anni dell'orchestra sinfonica di Montreal (qui nel 1963 il suo debutto operistico con Tosca) e della Filarmonica di Los Angeles. Firenze, di cui è cittadino onorario dal 1994, occupa un posto particolare della sua vita artistica: nel 1964 fu sul podio di una memorabile Traviata di Verdi. Nel 1969 gli fu affidata la direzione di quasi tutte le manifestazioni operistiche e dei concerti del "Maggio", stringendo un legame che non si è più interrotto. "In realtà - disse nel 2020 dopo il concerto per i suoi cinquanta anni dal debutto al Festival - ho diretto per la prima volta al Maggio nel 1962 e da allora fino al primo mio Festival anche altre volte. Per quella edizione ricordo il Ratto dal Serraglio e il Fidelio, due opere con la regia di Giorgio Strehler, un artista che tutto il mondo avrebbe dovuto apprezzare molto di più; quel Fidelio è stato il più bello in assoluto che io abbia mai diretto e visto. Dal 1986 io sono qui in questo Teatro e a Firenze e da qui non voglio andare via". Non c'è solo la musica al centro dei pensieri di Zubin Mehta, che non si è mai tirato indietro quando si è trattato di prendere posizione. Nel 2010, nel pieno delle polemiche in Italia sui tagli agli enti lirici, ebbe uno scontro frontale con il ministro dei Beni Culturali dell'epoca, Sandro Bondi, definendolo "senza vergogna". Nel 2016, festeggiando i suoi 80 anni a Tel Aviv, salì tre volte sul podio della Israel Philharmonic Orchestra, che nel 1981 lo aveva proclamato suo direttore a vita. "Israele - disse ai giornalisti - è la mia seconda patria, la mia casa e la mia famiglia adottiva. Sono arrivato qui nel 1969, poi mi hanno richiamato e non mi sono più mosso". In quella occasione ribadì un concetto rimarcato più volte. "La musica è la mia intera vita e tocca ai genitori e agli insegnanti capire il talento che è un dono divino e incoraggiarlo. Mia madre ha sempre pensato che il mio fosse frutto della reincarnazione. Ma il vero segreto l'amore per quello che si fa. Ogni giorno". Proprio con quell'orchestra nel 1981 fu protagonista di una scelta clamorosa, dirigere per la prima volta come fuori programma un brano di Wagner, musicista simbolo del nazismo e vietato nello Stato di Israele. Il preludio da Tristano e Isotta provocò la durissima protesta di parte del pubblico che coinvolse anche gli orchestrali. "C'erano spettatori che avevano sul braccio i numeri di matricola dei lager, quella musica li aveva riportati nel terrore, ma io non mi sono fermato", disse in seguito ricordando l'episodio e la decisione legata all'importanza del musicista tedesco nella storia della musica. Nel 2014 la morte di Claudio Abbado lo colpì profondamente. Era a Berlino per un concerto: "Lo dedicherò a lui. Io perdo un grande amico, il mondo un grandissimo direttore d'orchestra". Nel gennaio 2021 con la moglie Nancy ha donato un milione di euro al Teatro del Maggio Musicale, di cui è direttore onorario a vita, per il nuovo auditorium intitolato a lui. "Come tanti altri colleghi, non posso separare la musica dalla politica. Ci sono anche coloro che riescono a farlo, chiudono gli occhi e girano la testa dall'altra parte", ha spiegato lo scorso gennaio a proposito della sua protesta contro Netanyahu precisando però di mantenere gli impegni con la West Eastern Divan Orchestra fondata dall'amico Daniel Barenboim che unisce giovani musicisti israeliani, palestinesi e di altri paesi mediorientali. Pochi anni fa Mehta ha superato bene il lungo intervento chirurgico per un cancro e ha ripreso a tenere concerti e a pensare a nuove sfide. ''Ascolto ancora musica tutto il giorno e continuo a studiare. Non ho fatto piani per il futuro, ma di certo non mi fermo'' ha detto alla vigilia del suo concerto dei 90 anni convinto, come in passato ha ripetuto spesso, che "un direttore d'orchestra non si ritira mai".

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(L.Kaufmann--BBZ)