Berliner Boersenzeitung - Tinto Brass, 'Venezia mi è madre, moglie, amante'

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Tinto Brass, 'Venezia mi è madre, moglie, amante'
Tinto Brass, 'Venezia mi è madre, moglie, amante'

Tinto Brass, 'Venezia mi è madre, moglie, amante'

Il messaggio letto dalla moglie alla Mostra per la prima di 'Col cuore in gola' restaurato

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(dell'inviata Francesca Pierleoni) Ogni evento "si inserisce in una continuità che fa della memoria e del destino i suoi punti di riferimento. Non esistono un punto di partenza e un punto di arrivo: esiste solo il punto in cui sono. Ed è per questo che, pur non potendo essere con voi, in qualche modo ci sono, 'Col cuore in gola'. Me ne duole, certo: ragioni di salute sopravvenute mi rendono arduo il viaggio da Isola Farnese, dove vivo, a Venezia, e sono costretto, a malincuore, a rinunciarvi". Lo spiega Tinto Brass nel messaggio letto, durante l'incontro stampa al Lido, dalla moglie Caterina Varzi (che si interrompe un paio di volte per la commozione) con il quale spiega i motivi per cui non è potuto venire alla proiezione in prima mondiale della versione restaurata in 4K del suo film del 1967, Col cuore in gola (1967) con Jean-Louis Trintignant e Ewa Aulin (presente a Venezia per l'evento) presentato in preapertura della 83/a Mostra Internazionale del Cinema. Il restauro di una delle opere più innovative e originali di Brass è realizzato dal Csc-Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma con il supporto di Netflix ("dove arriverà dal 15 settembre", anticipa Tinny Andreatta, vicepresidente per i contenuti italiani della piattaforma) utilizzando i materiali degli aventi diritto Compass Film. "Il mio primo pensiero, colmo di gratitudine, va a coloro che hanno reso possibile tutto questo, spiega il regista, che cita fra gli altri, la Biennale, la Mostra, il Csc, Netflix e il Sngci che gli ha assegnato quest'anno il Premio Bianchi, "un riconoscimento a cui tengo. Lo ricevo con soddisfazione. Io, che ai riconoscimenti ufficiali ho sempre dato poco peso, questo me lo tengo stretto: non ci sarà un'altra occasione". Che il film "ritorni sullo schermo restaurato in 4K proprio a Venezia, dove tutto ebbe inizio, è una gioia immensa che è anche il segno di un ritorno a casa. Un legame viscerale mi lega a questa città. Come dico spesso: 'Venezia mi è madre, moglie, amante", osserva il cineasta, classe 1933, (che ha avuto dai medici il divieto di viaggiare dopo aver contratto la febbre nei giorni scorsi, spiega la moglie). Da questo rapporto appassionato "deriva in buona parte la cifra stilistica del mio cinema. Già ai tempi di Chi lavora è perduto, il mio amico Scarabello diceva che negli anni non ci sarebbero stati né Venezia né i veneziani; mentre io ho sempre sperato che si sbagliasse". Sia "che mi occupi di temi politici, storici e sociali, sia che mi dedichi all'erotismo, da esso discendono infatti la centralità del montaggio, l'ossessione figurativa, i giochi di macchina e di parole, l'ironia, l'autoironia, la sensualità e lo sberleffo carnale, la cifra non di rado grottesca e paradossale, hard, iperbolica e surreale del mio cinema, la rabbia beffarda, sulfurea e anarchica che lo percorre. Nel mio cinema quindi non c'è una frattura tra un primo periodo impegnato e militante e un secondo periodo leggero e superficiale". Brass partiva in quegli anni "da un'idea semplice: se la storia si mette a correre, il cinema non può continuare a camminare. Proprio per questo - aggiunge - era il momento di osare, di sperimentare ibridazioni spericolate. Solo così non avrei perduto i miei spettatori di domani". Tinto Brass "ha in sé un percorso che lo vede avanguardia quando ancora l'avanguardia doveva arrivare - sottolinea il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco - che lo vede fortemente incardinato e radicato nella curiosità che dispiega il mondo". È un regista che "ha subito un processo di oscuramento delle ragioni reali, autentiche, profonde della sua natura di grande sperimentatore, di grande innovatore, di grande polemista, di grande provocatore, quando gli è stata appiccicata l'etichetta di regista erotico", fa notare il direttore della Mostra Alberto Barbera. L'arrivo del film in versione restaurata, anche su Netflix, darà modo a una nuova generazione di scoprire questo volto dell'arte di Brass: "Vorrei che arrivasse un modo di fare cinema che non si fa più - dice Caterina Varzi, anche curatrice dell'Archivio del marito -, che fosse un momento di riflessione per loro e gli desse il coraggio di osare".

(L.Kaufmann--BBZ)