Berliner Boersenzeitung - Ivana: Dal buio del Fentanyl

EUR -
AED 4.311462
AFN 74.532996
ALL 95.604244
AMD 435.213643
ANG 2.100927
AOA 1077.527857
ARS 1633.295978
AUD 1.631596
AWG 2.1128
AZN 1.995388
BAM 1.959854
BBD 2.364623
BDT 144.052087
BGN 1.957981
BHD 0.443248
BIF 3491.989485
BMD 1.173778
BND 1.497619
BOB 8.112368
BRL 5.817129
BSD 1.174044
BTN 111.37018
BWP 15.955159
BYN 3.313021
BYR 23006.048369
BZD 2.361205
CAD 1.593427
CDF 2723.165247
CHF 0.917108
CLF 0.02687
CLP 1057.53925
CNY 8.014732
CNH 8.020684
COP 4292.071768
CRC 533.758656
CUC 1.173778
CUP 31.105116
CVE 110.920695
CZK 24.388174
DJF 208.603451
DKK 7.472699
DOP 69.722888
DZD 155.43054
EGP 62.859923
ERN 17.60667
ETB 184.282778
FJD 2.573036
FKP 0.870117
GBP 0.862791
GEL 3.151662
GGP 0.870117
GHS 13.140479
GIP 0.870117
GMD 86.272328
GNF 10302.832787
GTQ 8.969432
GYD 245.615847
HKD 9.196908
HNL 31.246171
HRK 7.530606
HTG 153.793848
HUF 364.595979
IDR 20351.079961
ILS 3.46171
IMP 0.870117
INR 111.33296
IQD 1537.649151
IRR 1543518.041151
ISK 143.799471
JEP 0.870117
JMD 183.960525
JOD 0.832222
JPY 183.669844
KES 151.628769
KGS 102.612255
KHR 4709.783607
KMF 492.986421
KPW 1056.22492
KRW 1728.822133
KWD 0.36069
KYD 0.978395
KZT 543.797397
LAK 25796.685393
LBP 105111.818184
LKR 375.222917
LRD 215.799463
LSL 19.554978
LTL 3.465861
LVL 0.710007
LYD 7.459343
MAD 10.8387
MDL 20.228307
MGA 4877.047025
MKD 61.663018
MMK 2464.561081
MNT 4199.894698
MOP 9.473382
MRU 46.939824
MUR 55.214209
MVR 18.14071
MWK 2044.138761
MXN 20.50451
MYR 4.660435
MZN 75.010312
NAD 19.554857
NGN 1613.557569
NIO 43.10107
NOK 10.871895
NPR 178.18372
NZD 1.990886
OMR 0.451317
PAB 1.174013
PEN 4.117257
PGK 5.094093
PHP 72.106942
PKR 327.190857
PLN 4.253143
PYG 7220.64345
QAR 4.276953
RON 5.203824
RSD 117.468214
RUB 87.914586
RWF 1716.063404
SAR 4.401937
SBD 9.447249
SCR 17.166514
SDG 704.847653
SEK 10.841362
SGD 1.494278
SHP 0.876344
SLE 28.904272
SLL 24613.53281
SOS 670.816944
SRD 43.967387
STD 24294.834297
STN 24.884093
SVC 10.273257
SYP 129.871583
SZL 19.554827
THB 38.233467
TJS 11.012176
TMT 4.114092
TND 3.3828
TOP 2.826176
TRY 53.030701
TTD 7.969231
TWD 37.160659
TZS 3057.691961
UAH 51.586762
UGX 4414.564108
USD 1.173778
UYU 46.821438
UZS 14011.974854
VES 573.525997
VND 30936.092389
VUV 139.100108
WST 3.183507
XAF 657.364372
XAG 0.016067
XAU 0.000257
XCD 3.172194
XCG 2.115911
XDR 0.818966
XOF 657.901961
XPF 119.331742
YER 280.12205
ZAR 19.61839
ZMK 10565.408648
ZMW 21.92494
ZWL 377.95603

Ivana: Dal buio del Fentanyl




«Il fentanyl era la risposta al mio disagio». È la frase con cui Ivana, oggi 28enne, sintetizza un passato di sofferenza e di dipendenza da oppioidi. La sua testimonianza, raccontata nel terzo episodio (EP.3) di una serie di interviste divulgative, è la cronaca di una caduta e di una risalita che parlano a molte famiglie italiane.

Figlia di due medici, cresciuta tra Arezzo e le radici ugandesi trasmesse dalla nonna, Ivana descrive un’infanzia serena incrinata all’ingresso nell’adolescenza: isolamento, episodi di razzismo, la sensazione di non appartenere. Prima l’alcol, poi – durante il liceo – il salto ai farmaci presenti in casa: morfina e soprattutto fentanyl, un oppioide sintetico potentissimo. Non cercava “lo sballo”, dice, ma l’anestesia emotiva: spegnere dolore, ansia, inadeguatezza. La tolleranza è cresciuta, così come le crisi d’astinenza, fino a chiuderla per mesi in un appartamento, prigioniera di un consumo incessante.

Nel tentativo di ricucire le ferite identitarie, i familiari la mandano per un periodo in Uganda. Lì, una rapina finita in tragedia – lo zio ucciso e lei stessa ferita – segna un’ulteriore frattura. Al ritorno in Italia, la dipendenza riprende il sopravvento. La svolta arriva grazie alla nonna: a 80 anni lascia tutto, la accompagna in una clinica di disintossicazione a Verona e poi in comunità. È in quel contesto che Ivana impara a raccontarsi, ad accettare la vulnerabilità e a costruire nuove abitudini.

In comunità scopre la corsa. Non come gara, ma come ascolto di sé. Chilometro dopo chilometro, arriva a concludere la sua prima maratona a Verona. Nel frattempo riemerge un desiderio antico, cresciuto in una casa di camici e stetoscopi: studiare Medicina. Oggi Ivana è iscritta al secondo anno e vive a Firenze. Il suo messaggio ai coetanei è netto: chiedere aiuto funziona; la rete di cura e di prossimità – famiglia, comunità, professionisti – può salvare la vita.

Il caso personale non va letto fuori contesto. Il fentanyl è un analgesico oppioide di potenza eccezionale (decine di volte superiore alla morfina) con effetti terapeutici imprescindibili in ambito clinico, ma capace – se usato fuori controllo medico – di indurre rapidamente dipendenza e di provocare overdose per depressione respiratoria. L’antidoto di riferimento, il naloxone, può invertire l’overdose se somministrato tempestivamente, ma l’elevata potenza degli analoghi impone formazione capillare e risposta rapida.

L’Italia, pur non registrando i numeri degli Stati Uniti, ha alzato il livello di guardia. Nel 2024 è stato varato un Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di fentanyl e altri oppioidi sintetici, con azioni coordinate: monitoraggio dei mercati, allerta rapida, tracciamento delle prescrizioni anomale, formazione degli operatori sanitari e della rete di emergenza, sensibilizzazione dei servizi territoriali. Nello stesso anno, un campione di eroina venduta a Perugia è risultato contenere una quota di fentanyl: un episodio che ha fatto scattare procedure di allerta e rafforzato i controlli.

Sul fronte europeo, nell’agosto 2025 sono entrate in vigore nuove misure sui precursori chimici utilizzati nelle sintesi illecite, con l’inclusione di due intermedi chiave tra le sostanze più rigidamente controllate. È un tassello cruciale: limitare a monte i mattoni chimici rende più difficile produrre fentanyl e analoghi destinati al mercato illegale.

La storia di Ivana non è un’eccezione miracolistica, ma l’evidenza che prevenzione, cura e comunità funzionano. Tre i punti che emergono con forza:
1) Riconoscere presto il disagio – ansia, isolamento e discriminazione sono fattori di rischio reali; ignorarli apre la strada all’automedicazione pericolosa.
2) Abbattere lo stigma – chi chiede aiuto non è “debole”: è competente sul proprio benessere. Lo stigma ritarda l’accesso alle cure.
3) Integrare le risposte – medicina delle dipendenze, psicoterapia, interventi sul contesto di vita e strumenti di riduzione del danno (incluso l’accesso al naloxone) devono coesistere.

Nel suo EP.3, Ivana consegna una bussola a studenti, famiglie e decisori: dare parole al dolore, chiedere aiuto e pretenderlo, sostenere chi cura. È così che si spezza l’equazione tossica “disagio = oppioidi” e si restituisce alle persone la possibilità di futuro.