Berliner Boersenzeitung - Francia e Spagna in fiamme

EUR -
AED 4.248565
AFN 75.785455
ALL 92.840476
AMD 423.075589
ANG 2.070526
AOA 1061.996261
ARS 1725.818393
AUD 1.633312
AWG 2.083792
AZN 1.954527
BAM 1.956956
BBD 2.328917
BDT 141.935094
BGN 1.962456
BHD 0.436084
BIF 3456.851777
BMD 1.156859
BND 1.479063
BOB 13.475963
BRL 5.988133
BSD 1.156353
BTN 110.278162
BWP 15.578148
BYN 3.517091
BYR 22674.428015
BZD 2.325474
CAD 1.604927
CDF 2629.539733
CHF 0.938814
CLF 0.02684
CLP 1056.281293
CNY 7.800927
CNH 7.799211
COP 3615.854016
CRC 520.238881
CUC 1.156859
CUP 30.656752
CVE 110.334964
CZK 24.202642
DJF 205.901665
DKK 7.475539
DOP 67.684089
DZD 153.61445
EGP 58.162455
ERN 17.352879
ETB 187.043321
FJD 2.560649
FKP 0.857206
GBP 0.854485
GEL 3.019582
GGP 0.857206
GHS 12.661481
GIP 0.857206
GMD 85.034506
GNF 10157.440905
GTQ 8.822289
GYD 241.862914
HKD 9.07828
HNL 30.998192
HRK 7.535311
HTG 151.248523
HUF 362.438588
IDR 20581.670858
ILS 3.411651
IMP 0.857206
INR 110.363672
IQD 1514.786725
IRR 1590203.33482
ISK 142.18916
JEP 0.857206
JMD 183.119283
JOD 0.820194
JPY 183.914485
KES 149.685774
KGS 101.167326
KHR 4678.764619
KMF 493.978398
KPW 1041.173055
KRW 1632.009301
KWD 0.357099
KYD 0.963628
KZT 536.559512
LAK 26096.420024
LBP 103542.882097
LKR 384.780644
LRD 209.876713
LSL 18.705915
LTL 3.415903
LVL 0.699772
LYD 7.362732
MAD 10.724893
MDL 20.051061
MGA 4977.941399
MKD 61.570106
MMK 2428.724962
MNT 4161.604965
MOP 9.345722
MRU 46.43584
MUR 54.488414
MVR 17.873537
MWK 2004.984719
MXN 19.662472
MYR 4.727036
MZN 73.934634
NAD 18.705753
NGN 1573.385539
NIO 42.557354
NOK 10.932891
NPR 176.455943
NZD 1.964086
OMR 0.444809
PAB 1.156283
PEN 3.900107
PGK 5.194339
PHP 70.990603
PKR 321.170209
PLN 4.306331
PYG 6940.100812
QAR 4.215309
RON 5.242535
RSD 117.340344
RUB 97.26666
RWF 1700.407637
SAR 4.346577
SBD 9.311072
SCR 15.884866
SDG 694.692625
SEK 11.000209
SGD 1.478587
SHP 0.857077
SLE 28.34026
SLL 24258.744935
SOS 660.830462
SRD 43.639594
STD 23944.636756
STN 24.51597
SVC 10.117416
SYP 15041.475047
SZL 18.704184
THB 38.318633
TJS 10.678009
TMT 4.060574
TND 3.390103
TOP 2.785438
TRY 55.395282
TTD 7.834103
TWD 36.955268
TZS 3065.278426
UAH 51.727948
UGX 4295.798263
USD 1.156859
UYU 46.329578
UZS 13765.252691
VES 890.907313
VND 30250.116375
VUV 137.217304
WST 3.162453
XAF 656.344825
XAG 0.017805
XAU 0.000265
XCD 3.126468
XCG 2.083957
XDR 0.817959
XOF 656.378888
XPF 119.331742
YER 274.412202
ZAR 18.699005
ZMK 10413.115684
ZMW 21.852913
ZWL 372.507988

Francia e Spagna in fiamme




Le immagini dei grandi incendi che nella seconda metà di luglio 2026 hanno attraversato il sud-ovest della Francia e vaste aree della Spagna centrale e orientale hanno mostrato un fenomeno che non può più essere considerato una semplice emergenza stagionale. In pochi giorni, il fuoco ha costretto oltre trecentomila persone ad abbandonare abitazioni, campeggi e località turistiche. Nella Gironda, il rogo sviluppatosi nell’area di Saumos ha percorso circa 42.000 ettari, diventando uno degli incendi più estesi della Francia dal secondo dopoguerra. In Spagna, fronti simultanei tra Madrid, Ávila, Toledo, Guadalajara e Castellón hanno interessato complessivamente oltre centomila ettari, imponendo evacuazioni, confinamenti e una mobilitazione nazionale senza precedenti recenti.


All’inizio di agosto, la fase più violenta dell’emergenza si era attenuata in molte delle zone colpite. Ma un incendio stabilizzato non è necessariamente un incendio spento. Sotto la cenere possono sopravvivere radici incandescenti, strati di lettiera e ceppaie capaci di riattivarsi quando tornano il vento e l’aria secca. Per questo, anche dopo l’arresto del fronte principale, la sorveglianza può proseguire per settimane.


Per comprendere come incendi di questa portata possano nascere e diffondersi, occorre separare due domande. La prima riguarda l’innesco, cioè la scintilla iniziale. La seconda, spesso più importante, riguarda le condizioni che permettono a quella scintilla di trasformarsi in una catastrofe territoriale.


La scintilla non basta

Ogni incendio ha bisogno di tre elementi: materiale combustibile, ossigeno e una fonte di calore sufficiente ad avviare la combustione. In un ambiente naturale, il combustibile è costituito da erba, foglie, aghi di pino, arbusti, rami, tronchi e sostanza organica accumulata sul terreno. L’ossigeno è presente nell’atmosfera. A fare la differenza è quindi l’innesco.


I fulmini possono provocare incendi, soprattutto quando sono associati a temporali secchi che producono poca pioggia. Nella maggior parte dei casi europei, tuttavia, l’origine è legata alle attività umane. In Francia, nove incendi boschivi su dieci derivano direttamente o indirettamente dall’azione dell’uomo. Circa la metà nasce da imprudenze, lavori eseguiti in condizioni pericolose o comportamenti apparentemente banali. Una saldatura, una smerigliatrice, una macchina agricola che urta una pietra, una linea elettrica danneggiata, un veicolo surriscaldato, una brace abbandonata o un mozzicone ancora acceso possono fornire l’energia necessaria. A questi episodi si aggiungono gli incendi intenzionali, che rappresentano una parte significativa ma non esclusiva del problema.


Un caso recente nella provincia di Toledo ha mostrato quanto possa essere breve il passaggio tra un’attività ordinaria e un disastro. L’origine di un grave incendio vicino ad Almorox è stata ricondotta a lavori di saldatura eseguiti su una struttura metallica situata in un terreno forestale, durante una giornata caratterizzata da un indice estremo di propagazione potenziale. L’episodio dimostra che non è necessaria un’azione deliberata per produrre conseguenze devastanti. È sufficiente che una scintilla cada nel luogo sbagliato, nel momento meteorologico peggiore.
Concentrarsi esclusivamente sulla ricerca del piromane rischia quindi di offrire una spiegazione rassicurante ma incompleta. L’innesco è indispensabile, ma la dimensione dell’incendio dipende soprattutto da ciò che la scintilla trova intorno a sé.


Il combustibile si prepara mesi prima

La stagione degli incendi non comincia con la prima ondata di calore. Inizia spesso durante l’inverno e la primavera precedenti. In Spagna, gennaio 2026 è stato il mese di gennaio più piovoso dell’ultimo quarto di secolo. Le precipitazioni abbondanti hanno favorito una forte crescita di erbe, arbusti e vegetazione spontanea. Con l’arrivo di una primavera secca e di un’estate eccezionalmente calda, quella biomassa si è disidratata rapidamente, trasformandosi in una grande riserva di materiale infiammabile.


È un paradosso solo apparente. Un periodo piovoso può ridurre temporaneamente il pericolo, ma può anche produrre più combustibile per i mesi successivi. Se alla crescita rigogliosa segue una lunga fase senza piogge, il paesaggio diventa progressivamente più vulnerabile. Le erbe fini si seccano in poche ore. Gli arbusti perdono umidità. Gli aghi di pino formano uno strato continuo capace di trasmettere le fiamme da un punto all’altro.


Nella Gironda, il problema è stato amplificato dalla struttura delle vaste pinete dominate dal pino marittimo. Gli aghi secchi, i rami bassi, la vegetazione del sottobosco e la continuità delle chiome hanno creato collegamenti verticali tra il terreno e la parte alta degli alberi. Questi collegamenti vengono definiti combustibili a scala perché permettono al fuoco di salire dal suolo alle chiome. Quando le fiamme raggiungono la parte superiore degli alberi, l’incendio può trasformarsi in un incendio di chioma. A quel punto non brucia più soltanto il sottobosco. Brucia la copertura forestale nel suo insieme, con temperature, velocità e distanze di propagazione molto superiori.


Anche l’abbandono delle campagne contribuisce alla continuità del combustibile. Campi non più coltivati, pascoli non utilizzati, sentieri invasi dalla vegetazione e boschi privi di manutenzione eliminano gli spazi aperti che in passato potevano rallentare il fuoco. Il risultato è un paesaggio più uniforme, nel quale le fiamme trovano meno interruzioni naturali.


Vento, pendenza e tizzoni accelerano il fronte

Una volta iniziato, il fuoco trasferisce calore alla vegetazione circostante attraverso irraggiamento, convezione e contatto diretto. Il materiale davanti alle fiamme si riscalda, perde rapidamente l’umidità residua e comincia a liberare gas combustibili. Quando la temperatura diventa sufficiente, si accende.


Il vento accelera ogni fase di questo processo. Inclina le fiamme verso la vegetazione ancora intatta, aumenta l’apporto di ossigeno e spinge il calore davanti al fronte. Può inoltre sollevare frammenti incandescenti di corteccia, rami e pigne, trasportandoli oltre strade, fiumi o fasce prive di vegetazione. Questi tizzoni possono generare nuovi focolai a più di un chilometro dal fronte principale. I vigili del fuoco si trovano così a combattere non una sola linea di fiamme, ma una sequenza di incendi separati che possono unirsi tra loro e circondare uomini, mezzi e abitazioni.


In condizioni estreme, un fronte può percorrere un chilometro in meno di dieci minuti. Una strada che inizialmente sembra costituire una barriera può essere superata in pochi istanti da un salto di faville. Un cambio di vento può trasformare uno dei fianchi relativamente lenti dell’incendio nella nuova testa del fronte, rendendo improvvisamente pericolosa una posizione che fino a pochi minuti prima appariva sicura.


La pendenza produce un effetto simile. Il calore sale e preriscalda la vegetazione collocata più in alto. Per questo il fuoco tende ad avanzare più rapidamente lungo un versante in salita. Nelle vallate strette, l’aria calda può essere canalizzata e accelerata, mentre le squadre di soccorso dispongono di meno vie di fuga.


Quando il fuoco produce il proprio tempo

I grandi incendi non si limitano a reagire alle condizioni atmosferiche. In determinate circostanze possono modificarle. Una combustione molto intensa genera una colonna ascendente di aria, cenere, vapore acqueo e particelle. Più la colonna sale, più richiama aria alla base. Questo movimento può aumentare la ventilazione del fronte e rafforzare ulteriormente la combustione.
Quando la colonna raggiunge gli strati più freddi dell’atmosfera, il vapore condensa e può formare una nube piroconvettiva. Nei casi più estremi nasce un pirocumulonembo, una vera e propria nube temporalesca alimentata dal calore dell’incendio. Il grande rogo della Gironda ha prodotto proprio una struttura di questo tipo.


Il fenomeno può generare raffiche discendenti, bruschi cambiamenti nella direzione del vento e nuovi fulmini. Le raffiche spingono le fiamme in direzioni difficili da prevedere. I fulmini possono accendere altri punti. Il fronte assume così un comportamento irregolare, con accelerazioni improvvise e traiettorie che possono differire dalle normali previsioni meteorologiche. È in questa fase che il fuoco sembra costruirsi da solo le condizioni necessarie per continuare a espandersi. Non si tratta di un’immagine retorica, ma di una dinamica atmosferica reale e particolarmente pericolosa.


Anche il fumo diventa parte dell’emergenza. Le particelle più fini possono penetrare profondamente nei polmoni e raggiungere il sistema circolatorio. Durante i roghi di luglio, la qualità dell’aria è peggiorata in modo estremo nell’area di Bordeaux e in diverse zone della Spagna centrale. Le conseguenze non hanno riguardato soltanto le comunità direttamente minacciate dalle fiamme, ma anche città e territori situati a grande distanza.


Perché gli aerei non possono spegnere tutto

Le immagini dei velivoli antincendio che scaricano migliaia di litri d’acqua possono suggerire che la soluzione dipenda principalmente dal numero di aerei disponibili. In realtà, i mezzi aerei sono strumenti di supporto. Possono ridurre temporaneamente l’intensità delle fiamme, rallentare un settore del fronte, proteggere un’abitazione o consentire alle squadre a terra di avvicinarsi. Raramente possono completare da soli lo spegnimento.


L’acqua rilasciata dall’alto evapora rapidamente nelle zone più calde. Parte può essere dispersa dal vento o intercettata dalle chiome prima di raggiungere il terreno. I ritardanti aiutano a limitare la combustione, ma devono essere applicati secondo una strategia precisa e non eliminano i punti caldi nascosti. La parte decisiva del lavoro viene svolta a terra. Le squadre devono creare una linea sicura partendo da un punto già protetto, intervenire sui fianchi e separare il combustibile dal fuoco. Quando l’attacco diretto è troppo pericoloso, si costruiscono linee di contenimento a distanza dal fronte. In alcuni casi vengono utilizzate tecniche di fuoco tattico, eseguite esclusivamente da personale specializzato, per consumare in modo controllato la vegetazione prima dell’arrivo delle fiamme principali.


Quando la lunghezza delle fiamme, la velocità del vento e il numero dei focolai superano determinate soglie, l’attacco diretto diventa impossibile. La priorità passa dalla completa estinzione alla protezione delle persone, all’evacuazione e alla difesa dei centri abitati. Non significa che i soccorritori abbiano fallito. Significa che l’energia liberata dall’incendio ha temporaneamente superato la capacità tecnica di contrastarlo.


La simultaneità dei roghi rende tutto più difficile. Aerei, elicotteri, mezzi terrestri e personale non possono essere presenti ovunque. Francia e Spagna hanno dovuto ricorrere al meccanismo europeo di protezione civile, ricevendo velivoli, elicotteri, squadre e veicoli da numerosi Paesi. La cooperazione internazionale ha permesso di rafforzare la risposta, ma non ha eliminato il limite fondamentale: contro un incendio estremo, ogni minuto perso nella fase iniziale riduce drasticamente le possibilità di controllo.


Il cambiamento climatico non è il fiammifero

Attribuire ogni incendio direttamente al cambiamento climatico è scientificamente impreciso. Il riscaldamento globale non esegue una saldatura, non getta un mozzicone e non provoca automaticamente una scintilla. Modifica però l’ambiente nel quale quella scintilla cade.


Temperature più elevate aumentano l’evaporazione dal suolo e la perdita d’acqua dalle piante. Le ondate di calore riducono rapidamente l’umidità dei combustibili fini. Le siccità prolungate indeboliscono alberi e arbusti. Le notti calde impediscono alla vegetazione di recuperare umidità e riducono le ore favorevoli al lavoro delle squadre.


Le condizioni estreme di caldo, siccità e vento che hanno alimentato gli incendi del 2026 sono oggi stimate venti volte più probabili nella Spagna centrale e due volte più probabili nel sud-ovest della Francia rispetto a un clima privo del riscaldamento causato dalle attività umane. In Francia, luglio 2026 è stato il mese più caldo mai registrato dall’inizio delle misurazioni nazionali nel 1900. È stato anche uno dei mesi più secchi della serie storica. In Spagna, la combinazione tra un inverno molto piovoso, una primavera calda e secca e un’estate estrema ha prodotto una quantità eccezionale di vegetazione pronta a bruciare.


Il cambiamento climatico non determina quindi ogni singolo incendio, ma aumenta la frequenza delle giornate nelle quali un piccolo innesco può diventare incontrollabile. Allunga la stagione a rischio, espande il pericolo verso regioni in passato meno esposte e aumenta la probabilità che più incendi gravi si sviluppino contemporaneamente.


La vulnerabilità è anche una scelta territoriale

Il comportamento del fuoco non dipende soltanto dal clima. Dipende da come il territorio è stato utilizzato, trasformato e abitato. L’espansione di case, campeggi, strutture turistiche e infrastrutture ai margini delle foreste crea un’interfaccia nella quale vegetazione e insediamenti si sovrappongono. In queste zone, l’evacuazione è più complessa e i vigili del fuoco devono dividere le risorse tra la lotta al fronte e la protezione degli edifici.
Un’abitazione può incendiarsi anche senza essere raggiunta direttamente dalle fiamme. I tizzoni possono entrare attraverso tetti, grondaie, prese d’aria e finestre aperte. Siepi secche, cataste di legna, mobili da giardino e automobili possono trasferire il fuoco dalla vegetazione alla casa.


La Gironda ha mostrato con particolare chiarezza questa vulnerabilità. Un paesaggio forestale produttivo e molto continuo si trova accanto a località turistiche, campeggi, strade congestionate e aree residenziali. La presenza di centinaia di migliaia di visitatori durante l’estate ha reso necessaria una delle più grandi operazioni di evacuazione della storia recente europea. Dopo il passaggio delle fiamme, il territorio rimane fragile. La perdita della copertura vegetale aumenta l’erosione. Le piogge intense possono trascinare cenere e sedimenti nei corsi d’acqua, provocare frane o generare inondazioni improvvise. Il suolo può perdere fertilità e capacità di assorbire l’acqua. A ciò si aggiungono i danni alla biodiversità, all’agricoltura, al turismo, alle infrastrutture e alla salute pubblica.
L’incendio termina molto dopo la scomparsa dell’ultima fiamma visibile.


La prevenzione deve cominciare prima dell’estate

Aumentare il numero dei mezzi antincendio è necessario, ma non sufficiente. La risposta più efficace consiste nel ridurre la probabilità che un innesco trovi un paesaggio continuo e altamente combustibile. La manutenzione della vegetazione intorno alle abitazioni può impedire il passaggio del fuoco dalla foresta agli edifici. La rimozione selettiva del sottobosco, la potatura dei rami bassi, il pascolo controllato e la gestione dei residui forestali riducono i combustibili a scala. Le aree agricole, i prati e le fasce aperte possono creare un mosaico capace di rallentare la propagazione.


Anche il fuoco prescritto, applicato durante periodi sicuri e sotto rigoroso controllo tecnico, può consumare parte del materiale che altrimenti alimenterebbe gli incendi estivi. Non è una soluzione adatta a ogni luogo, ma rappresenta uno strumento importante quando viene inserito in una gestione territoriale più ampia. Servono inoltre strade forestali accessibili, punti d’acqua funzionanti, linee elettriche manutenute, sistemi di rilevamento precoce e piani di evacuazione conosciuti dalla popolazione. Nelle giornate di pericolo estremo, determinate lavorazioni agricole, forestali o industriali devono essere limitate, perché una singola scintilla può superare in pochi minuti la capacità della prima squadra intervenuta.


Gestire il combustibile non significa eliminare indiscriminatamente la vegetazione o trasformare i boschi in spazi sterili. Significa creare discontinuità, proteggere gli ecosistemi più vulnerabili e adattare la manutenzione alle caratteristiche di ogni territorio. Gli incendi di Francia e Spagna dimostrano che non esiste una spiegazione unica. La scintilla è spesso umana. La propagazione dipende dal combustibile, dal vento, dalla pendenza e dalla siccità. L’intensità viene amplificata da un clima più caldo. Le conseguenze aumentano dove il territorio è densamente vegetato, poco gestito e strettamente intrecciato con gli insediamenti.

La domanda decisiva non è soltanto chi abbia acceso il fuoco. È perché quella scintilla abbia trovato un paesaggio pronto a bruciare, un’atmosfera capace di spingerla e comunità esposte lungo la sua traiettoria. Quando il cielo diventa arancione e cominciano le evacuazioni, gran parte della battaglia è già stata persa. La vera prevenzione si svolge nei mesi e negli anni precedenti, molto prima che compaia il primo fumo.