Berliner Boersenzeitung - Ivana: Dal buio del Fentanyl

EUR -
AED 4.253726
AFN 75.875393
ALL 92.953374
AMD 423.71683
ANG 2.073044
AOA 1063.28755
ARS 1724.953294
AUD 1.632659
AWG 2.086325
AZN 1.963118
BAM 1.959336
BBD 2.331749
BDT 142.107694
BGN 1.964842
BHD 0.436614
BIF 3461.05546
BMD 1.158265
BND 1.480862
BOB 13.49235
BRL 6.050202
BSD 1.157759
BTN 110.412265
BWP 15.597091
BYN 3.521368
BYR 22702.001113
BZD 2.328302
CAD 1.607226
CDF 2632.737426
CHF 0.939753
CLF 0.026891
CLP 1058.38811
CNY 7.810414
CNH 7.809054
COP 3616.567769
CRC 520.871514
CUC 1.158265
CUP 30.694032
CVE 110.469136
CZK 24.215217
DJF 206.15205
DKK 7.475833
DOP 67.766396
DZD 153.80013
EGP 58.238162
ERN 17.37398
ETB 187.270774
FJD 2.563762
FKP 0.858248
GBP 0.854682
GEL 3.022627
GGP 0.858248
GHS 12.676878
GIP 0.858248
GMD 85.135415
GNF 10169.792798
GTQ 8.833018
GYD 242.157029
HKD 9.08947
HNL 31.035887
HRK 7.544014
HTG 151.432447
HUF 362.706141
IDR 20625.231317
ILS 3.422794
IMP 0.858248
INR 110.768333
IQD 1516.628772
IRR 1592137.0912
ISK 142.212157
JEP 0.858248
JMD 183.341964
JOD 0.821191
JPY 184.175195
KES 149.705497
KGS 101.290588
KHR 4684.454202
KMF 494.579371
KPW 1042.439167
KRW 1635.705898
KWD 0.357418
KYD 0.9648
KZT 537.211992
LAK 26128.154414
LBP 103668.79478
LKR 385.248554
LRD 210.131932
LSL 18.728662
LTL 3.420056
LVL 0.700623
LYD 7.371686
MAD 10.737935
MDL 20.075444
MGA 4983.994794
MKD 61.644978
MMK 2431.678398
MNT 4166.665659
MOP 9.357087
MRU 46.492308
MUR 54.544111
MVR 17.895259
MWK 2007.422868
MXN 19.691206
MYR 4.732905
MZN 74.024601
NAD 18.7285
NGN 1574.870124
NIO 42.609105
NOK 10.926508
NPR 176.670521
NZD 1.964517
OMR 0.445354
PAB 1.157689
PEN 3.904849
PGK 5.200655
PHP 71.129657
PKR 321.560766
PLN 4.304392
PYG 6948.540279
QAR 4.220435
RON 5.239294
RSD 117.303349
RUB 97.58812
RWF 1702.475408
SAR 4.351863
SBD 9.322395
SCR 16.035643
SDG 695.539761
SEK 11.005725
SGD 1.480518
SHP 0.858119
SLE 28.379265
SLL 24288.244632
SOS 661.634061
SRD 43.984552
STD 23973.754484
STN 24.545782
SVC 10.129719
SYP 15059.76614
SZL 18.726929
THB 38.350744
TJS 10.690994
TMT 4.065511
TND 3.394226
TOP 2.788825
TRY 55.463768
TTD 7.84363
TWD 37.024004
TZS 3069.400883
UAH 51.790852
UGX 4301.022142
USD 1.158265
UYU 46.385917
UZS 13781.991842
VES 891.990699
VND 30286.901842
VUV 137.384166
WST 3.166299
XAF 657.142969
XAG 0.017742
XAU 0.000264
XCD 3.13027
XCG 2.086492
XDR 0.818954
XOF 657.177074
XPF 119.331742
YER 274.732707
ZAR 18.7372
ZMK 10425.777461
ZMW 21.879487
ZWL 372.960974

Ivana: Dal buio del Fentanyl




«Il fentanyl era la risposta al mio disagio». È la frase con cui Ivana, oggi 28enne, sintetizza un passato di sofferenza e di dipendenza da oppioidi. La sua testimonianza, raccontata nel terzo episodio (EP.3) di una serie di interviste divulgative, è la cronaca di una caduta e di una risalita che parlano a molte famiglie italiane.

Figlia di due medici, cresciuta tra Arezzo e le radici ugandesi trasmesse dalla nonna, Ivana descrive un’infanzia serena incrinata all’ingresso nell’adolescenza: isolamento, episodi di razzismo, la sensazione di non appartenere. Prima l’alcol, poi – durante il liceo – il salto ai farmaci presenti in casa: morfina e soprattutto fentanyl, un oppioide sintetico potentissimo. Non cercava “lo sballo”, dice, ma l’anestesia emotiva: spegnere dolore, ansia, inadeguatezza. La tolleranza è cresciuta, così come le crisi d’astinenza, fino a chiuderla per mesi in un appartamento, prigioniera di un consumo incessante.

Nel tentativo di ricucire le ferite identitarie, i familiari la mandano per un periodo in Uganda. Lì, una rapina finita in tragedia – lo zio ucciso e lei stessa ferita – segna un’ulteriore frattura. Al ritorno in Italia, la dipendenza riprende il sopravvento. La svolta arriva grazie alla nonna: a 80 anni lascia tutto, la accompagna in una clinica di disintossicazione a Verona e poi in comunità. È in quel contesto che Ivana impara a raccontarsi, ad accettare la vulnerabilità e a costruire nuove abitudini.

In comunità scopre la corsa. Non come gara, ma come ascolto di sé. Chilometro dopo chilometro, arriva a concludere la sua prima maratona a Verona. Nel frattempo riemerge un desiderio antico, cresciuto in una casa di camici e stetoscopi: studiare Medicina. Oggi Ivana è iscritta al secondo anno e vive a Firenze. Il suo messaggio ai coetanei è netto: chiedere aiuto funziona; la rete di cura e di prossimità – famiglia, comunità, professionisti – può salvare la vita.

Il caso personale non va letto fuori contesto. Il fentanyl è un analgesico oppioide di potenza eccezionale (decine di volte superiore alla morfina) con effetti terapeutici imprescindibili in ambito clinico, ma capace – se usato fuori controllo medico – di indurre rapidamente dipendenza e di provocare overdose per depressione respiratoria. L’antidoto di riferimento, il naloxone, può invertire l’overdose se somministrato tempestivamente, ma l’elevata potenza degli analoghi impone formazione capillare e risposta rapida.

L’Italia, pur non registrando i numeri degli Stati Uniti, ha alzato il livello di guardia. Nel 2024 è stato varato un Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di fentanyl e altri oppioidi sintetici, con azioni coordinate: monitoraggio dei mercati, allerta rapida, tracciamento delle prescrizioni anomale, formazione degli operatori sanitari e della rete di emergenza, sensibilizzazione dei servizi territoriali. Nello stesso anno, un campione di eroina venduta a Perugia è risultato contenere una quota di fentanyl: un episodio che ha fatto scattare procedure di allerta e rafforzato i controlli.

Sul fronte europeo, nell’agosto 2025 sono entrate in vigore nuove misure sui precursori chimici utilizzati nelle sintesi illecite, con l’inclusione di due intermedi chiave tra le sostanze più rigidamente controllate. È un tassello cruciale: limitare a monte i mattoni chimici rende più difficile produrre fentanyl e analoghi destinati al mercato illegale.

La storia di Ivana non è un’eccezione miracolistica, ma l’evidenza che prevenzione, cura e comunità funzionano. Tre i punti che emergono con forza:
1) Riconoscere presto il disagio – ansia, isolamento e discriminazione sono fattori di rischio reali; ignorarli apre la strada all’automedicazione pericolosa.
2) Abbattere lo stigma – chi chiede aiuto non è “debole”: è competente sul proprio benessere. Lo stigma ritarda l’accesso alle cure.
3) Integrare le risposte – medicina delle dipendenze, psicoterapia, interventi sul contesto di vita e strumenti di riduzione del danno (incluso l’accesso al naloxone) devono coesistere.

Nel suo EP.3, Ivana consegna una bussola a studenti, famiglie e decisori: dare parole al dolore, chiedere aiuto e pretenderlo, sostenere chi cura. È così che si spezza l’equazione tossica “disagio = oppioidi” e si restituisce alle persone la possibilità di futuro.